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Summary
La convivenza tra
zoomani e zoointolleranti non e’ certamente
facile nelle nostre città. Il cane ,molto
spesso ,funge da catalizzatore di queste
diatribe fornendo ‘ spunti’ utili alle tesi
di tutte e due le fazioni. Il problema potrà
essere affrontato e ridimensionato solo
attraverso un’educazione che coinvolga tutti
I componenti della società cittadina: uomini
e cani. L’assioma di partenza per poter
operare un riavvicinamento tra le posizioni
degli schieramenti deve essere : il cane
deve essere considerato da tutti un membro
rispettabile della collettività nella quale
vive e quindi deve comportarsi come tale.
All’estero alcune nazioni hanno cercato di
strutturare un programma per raggiungere
questo scopo e questo articolo propone
alcune considerazioni in merito. |
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Probabilmente a causa dei
ritmi imposti dalla vita cittadina l’uomo è
sempre più insofferente nei confronti dei
suoi simili; si è sempre meno disposti a
prendere in considerazione il punto di vista
altrui ,arrogandoci spesso la presunzione di
avere la verità in tasca su qualsiasi
argomento.
Questo ’processo’ ha chiaramente coinvolto
anche la convivenza con gli animali in
città e quasi sempre il confronto tra le
varie idee del come si dovrebbe convivere
con gli animali degenera in risse verbali.
E’ stato detto : ‘’..lo scontro tra le due
fazioni ( zoomani e zoointolleranti )
diviene puntualmente un dialogo tra sordi,
pieno di rancori e di reciproca
insofferenza, pertanto gli animali diventano
il capro espiatorio dell’incapacità
dell’uomo di dialogare con il proprio
simile. Il conflitto tra zoomani e
zoointolleranti è uno dei maggiori ostacoli
allo sviluppo di un rapporto equilibrato con
gli animali in città ‘’. (Marchesini)
Non è una cosa né facile né rapida rompere
questo circolo chiuso e costringere le
persone a ragionare sulle situazioni reali e
non su stereotipi immaginari poiché questo
comporta modificare la percezione
dell’animale in tutte e due le ‘categorie’.
Bisognerebbe riuscire a cambiare alcuni
comportamenti tipici delle zoomanie che, a
volte, sono solo dei paravento presentabili
dietro i quali si celano delle inconsce
antropofobie (ma questa analisi ci
porterebbe lontano e fuori del nostro
ambito) e cercare di correggere i punti su
cui si basano le idee di zoointolleranza. Il
fine di un buon lavoro potrebbe essere
quello di educare al rispetto reciproco e
portare tutti i cittadini a considerare la
presenza di animali in città una ricchezza
della collettività in senso lato per gli
amanti e i non amanti degli animali.
Uno dei bastioni usati dagli zoointolleranti
per difendere le loro posizioni è fondato
sul senso di minaccia che l’animale (e qui
consideriamo solo il cane ) esercita nel
loro conscio\inconscio. Il cane viene visto
come minaccia per l’incolumità fisica ,
come minaccia da un punto di vista
igienico-sanitario , una minaccia alla
quiete e tranquillità personale. Credo che
per assalire e smontare questo bastione sia
necessario lavorare su due fronti. Il primo
è sicuramente un’educazione che porti ad un
corretto inquadramento delle problematiche
che deve passare ,a mio avviso, attraverso
una scolarizzazione nell’età evolutiva di
questa materia. Il secondo è la gestione
consapevole ed equilibrata del cane da parte
dei proprietari che devono tenere conto
della possibilità che il loro amatissimo
animale non susciti uguali sentimenti in
tutti gli esseri umani .
Su questi argomenti mi piacerebbe aprire un
dibattito ,magari sulle pagine della nostra
rivista, per valutare quali possano essere I
migliori approcci ai problemi di
‘convivenza’ uomo-cane.
Come contributo iniziale prenderei in
considerazione il programma americano del
‘’Cane buon Cittadino ‘’ iniziato dal Kennel
Club Americano ( una sorta di nostra E.N.C.I.)
nel 1989. Questo programma potrebbe essere
utile per attaccare il ‘bastione’ sul fronte
–minaccia all’incolumità e tranquillità’
personale. In questa decina di anni 14
stati americani hanno deliberato leggi
specifiche per promulgare ufficialmente il
programma ‘’Cane Buon Cittadino’’ (in sigla
C.G.C.) dando alcune prerogative a questi
cani come accessi in negozi , l’uso di mezzi
di trasporto pubblici , l’ingresso in uffici
della collettività , particolari condizioni
di assicurazioni etc. oltre che a diffondere
il concetto che questi soggetti sono ‘
realmente ‘ dei buoni cittadini . Sulla base
di questo testo americano molti stati al
mondo , tra cui Inghilterra, Australia,
Giappone, Ungheria, Danimarca, Svezia,
Canada, Finlandia, mediando le
particolarità nazionali di sensibilità ,
costumi e cultura specifica, hanno
sviluppato un programma simile. Credo che
anche in Italia si possa fare uno sforzo per
vedere se è possibile plasmare alla nostra
mentalita’-cultura-sensibilita’ un qualche
cosa di simile. |